AAN in Media

Talebani contro Isis, la nuova guerra che insanguina l’Afghanistan


L’Espresso, 8 November 2017

In this long article on the Italian daily’s website on the Taleban-IS conflict in Afghanistan, ex-AAN colleague Borhan Osman (from his AAN research) and AAN’s Thomas Ruttig are quoted – Borhan on the evolution of the Afghan IS chapter, ISKP, on the number of its fighters and its ideology:

«In Nangarhar il territorio controllato si è già ridotto significativamente, ma sono ancora visibili e non gli mancano uomini e risorse», precisa da Kabul Borhan Osman, ricercatore dell’Afghanistan Analysts Network. «La seconda roccaforte è nel Kunar», a ridosso delle aree tribali pachistane, «ma lì non hanno grandi capacità operative». Per supplire e mostrarsi più forti di quanto siano, gli uomini del Califfo hanno puntato su Kabul, la capitale. Dove «hanno ereditato la rete di alcuni veterani della militanza armata, a cui si aggiungono i più giovani, nuovi radicali che hanno abbracciato la violenza, ma privi di esperienza», spiega all’Espresso Osman. Una rete poco strutturata e in difficoltà, «perché i talebani controllano le aree intorno alla capitale e ostacolano il trasferimento di armi, esplosivi, materiali». Ma pericolosa. «Hanno la capacità operativa di compiere attentati suicidi e, con minore regolarità, attacchi più complessi». (…)

Per Borhan Osman «sono tra i mille e i tremila». L’oscillazione dipende anche «dall’alto numero di militanti eliminati e dal flusso di nuove reclute». Nel reclutamento contano i soldi e l’ideologia. «L’elemento ideologico attrae i militanti più radicali di gruppi già esistenti, dai talebani afghani a quelli pachistani, cuore del gruppo, a gruppi come Jaish-e-Mohammad e Lashkar-e-Jangvi. Ma ci sono anche gli opportunisti e gli imprenditori del jihad, per i quali la militanza è una carriera», spiega Osman.

Thomas is quoted on the Sunni-Shia conflict ISKP wants to trigger – and the Afghans’ immunity to it so far:

«Finora gli afghani hanno dimostrato una grande resilienza», ci dice Thomas Ruttig, co-fondatore dell’Afghanistan Analysts Network. «Non ci sono state reazioni anti-sunnite da parte degli sciiti. E ad Herat e altrove, sciiti e sunniti hanno manifestato insieme, in un gesto simbolico, altri hanno donato sangue per le vittime. Suona incoraggiante per il futuro». 

 

 

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