Afghanistan Analysts Network – English

AAN in the Media

In Afghanistan è già iniziato il jihad contro le elezioni

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East West, 15 May 2018

In this article in the Italian web-based political magazine about the latest attacks on election installations in Afghanistan, some quotes by AAN’s Thomas Ruttig, with a link to and additional quotes from  his latest AAN paper on Afghanistan’s political parties:

E, ovviamente, i Talebani e gli altri gruppi anti-governativi, che «stanno già dimostrando di voler sabotare la tornata elettorale», spiega a eastwest.eu Thomas Ruttig, co-direttore dell’Afghanistan Analysts Network, autorevole centro di ricerca con sede a Kabul, e autore di un recente saggio sui partiti politici afghani. (…)

E la scelta del 20 ottobre potrebbe causare risentimenti: «La neve sulle montagne rischia di impedire a tante persone di partecipare, provocando serie ripercussioni politiche», nota Ruttig. Si tratta in particolare dell’Hazarajat – la fascia centrale del Paese – e del Badakhshan, la provincia nordorientale, le aree più politicamente organizzate, dove è forte la mobilitazione degli hazara, la minoranza sciita spesso discriminata, oltre che di una parte della provincia di Ghazni, dove nel 2014 si sono registrati i risultati elettorali più controversi.

Per il direttore dell’Afghanistan Analysts Network, le parlamentari del 20 ottobre 2018 vanno lette insieme alle presidenziali del 2019: le prime «rappresentano un banco di prova per candidati che potrebbe presentarsi alle presidenziali». Ma allo stesso tempo rimangono distinte: «il voto parlamentare è distribuito per le 34 province, e ogni provincia rappresenta un bacino elettorale – e una campagna politica – differente. Le alleanze locali non si riflettono necessariamente in quelle nazionali».

A livello nazionale, per Thomas Ruttig la più grande contraddizione riguarda il ruolo dei partiti. Che sono dentro e fuori il sistema politico. «In Afghanistan ci sono 74 partiti ufficialmente registrati. Si stanno dando da fare per eleggere quanti più candidati possibile al Parlamento. Ma rimane la contraddizione tra la Costituzione, che consente la partecipazione dei partiti alle elezioni, e la Legge elettorale, che la impedisce”. Ogni candidato corre per sé, formalmente. “Può usare i simboli del partito nei materiali per la campagna elettorale, non nella scheda del voto”. Inoltre, nel Parlamento non ci sono quote riservate agli eletti dei partiti. E “al suo interno non si possono formare gruppi politici, per affiliazione ai partiti”. Una strana forma di democrazia parlamentare. «Una democrazia fondata sui partiti ma non partitica», chiosa Ruttig.

Qualcuno si chiede se si possa davvero parlare di democrazia, per l’Afghanistan di oggi. Nader Nadery parla di una “democrazia giovane”. Thomas Ruttig dice che «anche a volerla guardare in positivo, si tratta quantomeno di una democrazia debole». Per tanti cittadini incontrati qui a Kabul, è una democrazia fasulla. Le tessere elettorali e le tazkiras – raccontano tutti – sono in vendita da tempo. “Il mercato dei voti si allarga giorno dopo giorno”.